Luigi Degan

Pensione ai “precari” : in attesa di una precisazione, ecco come funziona

In Lavoro on October 18, 2010 at 12:43 pm

Luigi Degan e Giuseppe Sabella

Nei giorni scorsi si sono susseguite in rete e su alcuni quotidiani notizie allarmanti in merito al destino previdenziale dei lavoratori parasubordinati. I rumors sono stati attribuiti ad una frase pronunciata dal Presidente dell’INPS, Antonio Mastrapasqua, che, rispondendo ad una domanda formulata durante un convegno dell’Ania (Associazione Nazionale fra le Imprese Assicuratrici) e Consumatori, avrebbe detto che “se dovessimo dare la simulazione (on line, ndr) della pensione ai parasubordinati, rischieremmo un sommovimento sociale”.

Secondo queste voci, le parole di Mastrapasqua, significherebbero che tale tipologia di lavoratori non percepirà pensione alcuna, nonostante i versamenti previdenziali effettuati.

In attesa di una precisazione da parte dell’INPS, siamo andati a verificare le regole previdenziali per questi lavoratori.

Nel 1995, presso l’INPS, è stata istituita una Gestione Separata, quindi una specifica forma di previdenza obbligatoria, dove finiscono i contributi di questi lavoratori versati in misura che varia dal 16 al 26,72 % del reddito che deriva dalle attività per le quali è stato sottoscritto un contratto di collaborazione. Per la legge i lavoratori iscritti alla Gestione Separata hanno diritto alla pensione di vecchiaia. Non solo: hanno anche diritto alla pensione di inabilità, all’assegno di invalidità, alla pensione ai superstiti, alla pensione supplementare e al supplemento di pensione.

Tuttavia, per avere diritto alla pensione di vecchiaia, i lavoratori che sono iscritti alla Gestione Separata devono avere versato contributi per almeno 5 anni ed avere almeno 60 anni, se donne, o 65, se uomini. Quindi i lavoratori con contratti di collaborazione a progetto, i lavoratori autonomi che esercitano la professione in modo abituale, gli incaricati delle vendite a domicilio, gli spedizionieri doganali, i titolari di borse di studio per la frequenza ai dottorati di ricerca, dovranno avere un minimo di permanenza nella Gestione Separata di 5 anni, esattamente come i lavoratori subordinati.

Secondo le regole attuali, infatti, i lavoratori subordinati potranno godere della pensione di vecchiaia solo se avranno versato almeno 5 anni di contributi. Le regole del trattamento pensionistico per i lavoratori parasubordinati sono identiche a quelle dei lavoratori considerati privilegiati: i lavoratori subordinati.

Il legislatore, inoltre, tenendo presente che la vita lavorativa è e sarà sempre più caratterizzata da fasi di lavoro con contratti differenti – a periodi di lavoro subordinato si aggiungono periodi di collaborazione – ha previsto anche che l’iscrizione ad una Gestione Previdenziale Obbligatoria, come quella dei lavoratori subordinati, e l’iscrizione alla Gestione Separata siano autonome e diano diritto a prestazioni pensionistiche separate.

A questo punto, cosa significano le parole del Presidente dell’INPS?

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