Luigi Degan

Prove di Big Society a Milano

In Lavoro on November 20, 2012 at 11:11 am

di Giuseppe Sabella e Luigi Degan

Si è tenuto ieri all’Università Cattolica di Milano il Convegno “I servizi alla persona nella città che cambia. Prove di Big Society”. Si è parlato del dibattito scatenato dal Premier Inglese David Cameron, da quando ha lanciato una sfida ambiziosa: che lo Stato si faccia da parte, e il Big Government lasci spazio alla cosiddetta Big Society, dando il via ad una rivoluzione del paradigma classico del Welfare europeo.
Il presidente della Fondazione per la Sussidiarietà, Giorgio Vittadini, che ha introdotto e concluso i lavori del convegno, in una recente intervista ha affermato che il termine Big Society “traccia la cornice di un nuovo quadro culturale che indica una società che si costituisce dal basso”. L’Italia sa già dove guardare; un esempio virtuoso è rappresentato dalla Lombardia che, riformando la propria legislazione, ha permesso ai propri cittadini di scegliere tra i diversi soggetti che erogano servizi di Welfare quelli che meglio corrispondono ai propri bisogni. Il tema è esploso a livello internazionale, ne hanno parlato il New York Times, il Financial Times, in Italia il Ministro Sacconi – che nel 2004 ha pubblicato La società attiva, ovvero un libro manifesto che propone un nuovo modello di Welfare basato sul primato della Società Civile sullo Stato – ha affrontato la questione in una lunga e significativa intervista al Corriere della Sera (30 agosto 2010).
Lorenzo Ornaghi, rettore dell’Università Cattolica del Sacro Cuore e political scientist, ritiene che “il Welfare del futuro non è quello che abbiamo conosciuto: la capacità di governare il sistema per lo Stato non è più centrica, ma il Welfare dovrà essere costituito dalla societa civile, dalla forza dei raggruppamenti sociali e dei corpi intermedi”.
L’occasione di questo Convegno è stata quella di vedere come Milano sta facendo prove di Big Society, anche perché – come ha spiegato il sociologo ed economista Mauro Magatti – “Milano ha una qualità di tessuto urbano unica al mondo; è una grande metropoli con al suo interno piccole comunità che hanno storia e patrimonio urbano”.
Milano sta già facendo prove di Big Society con il nuovo Piano di governo del territorio (Pgt) che Carlo Masseroli, assessore allo Sviluppo del territorio del Comune di Milano, ha illustrato ai presenti. A parte l’aspetto edilizio, è molto in linea con la filosofia della Big Society. 
Milano ha scritto l’ultimo PGT 30 anni fa: la città è cambiata. “Per scrivere il piano ho incontrato gente, associazioni, ho scoperto nuove risposte alle esigenze che la città esprime – ha detto Masseroli. Questo Pgt è una piattaforma flessibile per dare spazio a chi vuole costruire ed edificare per la società: quindi non è solo un piano urbanistico, ma un nuovo impianto di Welfare non più centralistico”.
Presente anche Philip Blond, direttore del think tank inglese ResPublica, che ha definito la Big Society come “un nuovo modo per vedere l’universale. La nostra esperienza ci dice che non è solo esperienza di noi stessi, ma lo è anche della famiglia e della comunità. L’ultima cosa che vuole la Big Society è quella di chiudersi all’universalità. Ma universalità non è collettivismo opposto ad individualismo. Anzi, tra questi due estremi non c’è nessuna differenza; in qualsiasi paese ex sovietico, vediamo il retaggio che ha lasciato il comunismo: l’individualismo estremo, nessuno si cura più di nulla”.
In conclusione dei lavori, Vittadini, ringraziato da un video messaggio del ministro Maurizio Sacconi, ha soprattutto sottolineato quanto il nuovo Pgt di Milano introduca una possibilità di cambiamento di carattere quotidiano, che è il cambiamento del paradigma moderno stato/privato e che è assente da qualsiasi dibattito televisivo, in cui ormai si racconta soltanto un mondo che non c’è più.

Articolo pubblicato, in versione ridotta, in Tempi del 29 ottobre 2010 pag. 35-36

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