Articolo di Carlo Sala su www.abcrisparmio.it del 10 dicembre

Le cifre di 13 mesi di governo Monti
Debito pubblico e disoccupazione ai massimi, conti pubblici in nero al netto degli interessi e competitività del Paese migliorata di 2 posizioni

In attesa dell’approvazione della legge di stabilità, ultimo atto del governo Monti atteso entro Natale, è già possibile redigere una sorta di bilancio dell’operato dell’esecutivo e tirare le somme del Paese che il Professore lascerà al suo successore a Palazzo Chigi.

Debito pubblico – La Commissione Ue lo prevede al 127,65% del Pil. In cifra assoluta – 1960 miliardi circa – è il quarto al mondo, dopo quelli di Usa, Giappone e Germania (tutti Paesi con un Pil maggiore); in rapporto al Pil, nella Ue solo la Grecia presenta un debito più vasto. Il Fondo monetario internazionale stima che per il 2020 la riforma Fornero delle pensioni procurerà risparmi annuali pari all’1,2% del Pil.

Pil – Per quest’anno la Commissione di Bruxelles si attende un calo del 2,3% rispetto al 2011. Ma anche l’anno prossimo, secondo la medesima Commissione, la ricchezza complessiva del Paese dovrebbe flettere, seppure molto meno: -0,5%. Secondo il Fmi una serie di riforme strutturali – dallo smantellamento dei monopoli alla liberalizzazione delle professioni – potrebbe portare a una crescita del Pil di 6 punti percentuali nell’arco di un quinquennio.

Disoccupazione – Sebbene a novembre abbia toccato l’11,1% (pari a 2,87 milioni di persone) resta al di sotto della media della Ue (in Grecia e Spagna supera abbondantemente il 20%). Il 36,5% di disoccupati che si registra tra i giovani è però abbondantemente superiore alla media Ue. Nel 2011, lavorava poco più di metà (57%) della popolazione abile tra i 15 e i 64 anni, il secondo tasso più basso di occupati in Europa.

Conti pubblici – Al netto degli interessi sul debito, presentano un avanzo primario quantificato dalla Ue nel 3,5% del Pil. A fine 2011, la spesa pubblica italiana in rapporto al Pil si attestava di poco sotto il 50%. 

Pressione fiscale – Stime di Confcommercio a luglio, confermate dall’Agenzia delle entrate, la danno al 55%, con punte del 70%. Il calcolo è stato effettuato prendendo in considerazione la pressione fiscale effettiva, il prelievo che subisce chi paga effettivamente le tasse; al netto dell’evasione, che riversa sugli altri ciò che il mancato contribuente non paga, la pressione fiscale italiana sarebbe intorno al 45% pro-capite. L’esecutivo in carica ha introdotto o rincarato una cinquantina di tasse.

Competitività – Nel rapporto “Doing Business 2012” col quale la Banca Mondiale certifica l’appeal di ciascun Paese per gli operatori economici, l’Italia è migliorata in un anno di 2 posizioni, passando dalla 75esima casella del 2011 alla 73esima (su 185) di quest’anno.

Corruzione – Nella classifica stilata da Trasparency International, l’Italia peggiora dal 2011 al 2012 e si colloca al 72esimo posto su 174 Paesi presi in considerazione.

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